Un anno fa chiudeva RadioShack, il negozio dei radioamatori

Dopo quasi un secolo di successi, un anno fa chiudeva RadioShack, la più gloriosa catena di vendita americana di elettronica di consumo che ha portato per mano gli USA alla scoperta dell’hi-tech.
Era il 1921 quando, al numero 46 di Brattle Street a Boston, fu aperto il primo negozio. I fratelli Theodore e Milton Deutschmann, appassionati di trasmissioni radio, avevano intuito che quello dei radioamatori - il cui numero di appassionati negli Stati Uniti diventava sempre più alto - era un mercato dal grande futuro. Nacque Radio Shack (le prime ricetrasmittenti erano chiamate shack "baracca", negli Stati Uniti, che poi in Italia è diventato "baracchino"), due parole divise che divennero più avanti una sola, creando una delle catene di negozi di elettronica più famose al mondo, sicuramente le più conosciute degli Usa negli ultimi decenni.


Sono passati oltre novanta anni, tra alterne vicende e qualche momento di crisi, ma sull’impero di RadioShack con la sua catena di 4.297 negozi negli Usa (altre centinaia tra Messico e Canada) - sembrava non dovesse mai tramontare il sole. Complice il boom negli anni 2000 dell’elettronica e dei gadget di ogni tipo legati al mondo digitale, nessuno (almeno tra l’abituale e diffusa clientela) avrebbe immaginato un improvviso tracollo. I più attenti analisti lo avevano invece capito per tempo.
Nel mercato di oggi RadioShack avrebbe fatto presto i conti con gli acquisti online e con quel gigante dal nome Amazon.
Dopo aver chiesto il Chapter 11 (la procedura in amministrazione controllata che fa parte della legge sulle bancarotta e che permette alle imprese di ristrutturare anche dopo il fallimento) RadioShack aveva annunciato un accordo con General Wireless metre la controllata dall'hedge fund Standard General avrebbe pensato a rilevare metà degli oltre 4.000 negozi americani. Il piano di ristrutturazione aveva previsto inoltre che il colosso delle telefonia Sprint aprisse un negozio all'interno del negozio in 1.750 punti vendita RadioShack. Sia Sprint che General Wireless avrebbero avuto, così, negozi con i loro marchi che venderanno esclusivamente gadget mobili Sprint accanto a prodotti, servizi e accessori RadioShack.
Finisce, insomma, un'epoca ma quello che ci domandiamo, noi radioamatori, è se il nostro momento è realmente passato: la chiusura di un negozio che è stato un punto di riferimento per tutto il mondo del radiantismo (soprattutto negli Stati Uniti) può significare che l'attenzione dei giovani appassionati di tecnologia si sposterà sempre più verso altri sistemi di comunicazione abbandonando definitivamente le radiocomunicazioni?
A noi la risposta.

Fonte: Alberto Flores d’Arcais
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